16 Dicembre 2018
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Il coro

Il Coro

La Cattedrale di Teramo ancora conserva preziosi ar-redi e suppellettili in legno lavorato, di raffinata fattura: secondo Damiano Venanzio Fucinese [1993] essi attestano non solo la minuziosa ricerca “rococò” che in-teressò le botteghe degli intagliatori abruzzesi della prima metà del ’700 operata dal Vescovo Tommaso Alessio de’ Rossi (1731-1749+) ma soprattutto gli esiti cui i maestri della nostra regione erano pervenuti nel corso del secolo XVIII e che non hanno ancora avuto la lorogiusta collocazione e valorizzazione nel panorama sto-rico regionale.

Della trasformazione tardobarocca della prima metà del ’700 restano i segni in superbe opere: all’abside rettilinea della chiesa “arcioniana” è addossato il Coro in legno massiccio, con al centro la monumentale Cattedra del Vescovo (sul dossale è una bella tela coeva con San Berardo e il Duomo). Gli stalli, la coppia di leoni alati, le colonnine tortili, le statue laterali e il Baldacchi-no sormontato dallo Stemma del Vescovo Aprutino Pan-filo Antonio Mazzara (1749-1766+), che nel 1750 fece spostare il Coro lungo la parete del Presbiterio, accentuano la maestosità del Trono episcopale.

Fortunatamente, durante i restauri degli anni ’30 del Novecento vennero ricollocati – come i “legni” della Cappella di San Berardo del 1776 – essendo stati ri-tenuti “gli unici esempi di arte settecentesca meritevoli di rimanere nel ripristinato ambiente” [A. Riccobo-ni, 1933]: come si diceva all’inizio, uno di quei nefasti “giudizi di valore” che ha consentito di disperdere scientemente tante opere d’arte di cui sia la Cattedrale che altre chiese cittadine erano particolarmente ricche.

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